Breve storia della traduzione

Risale al Medioevo la cosiddetta “traduzione verticale”, nata dall’esigenza di rendere i testi comprensibili a quanti, pur non conoscendo la lingua latina, erano desiderosi di accostarsi alla produzione letteraria e tecnica del mondo romano.

Alla fine del Medioevo si assiste ai primi volgarizzamenti, per rispondere alle richieste dei nuovi ceti borghesi.

Nel Rinascimento, che eredita dall’Umanesimo la passione per i classici, vengono prodotte  traduzioni  illustri, quali l’Eneide del Caro, le Metamorfosi ovidiane di Giovanni Andrea dell’Anguillara, e il Tacito di Bernardo Davanzati. In alcuni casi vengono operate delle variazioni rispetto all’opera originale, come nelle Metamorfosi di Apuleio del Firenzuola, che sostituisce i frati pagani con moderni frati di Sant’Antonio.

Si deve al Settecento un atteggiamento nuovo nei confronti dei classici, attribuibile in primo luogo all’influenza dell’Arcadia, che propugna una lettura moderna dell’antico, dando vita, talvolta, a traduzioni discutibili. Da ricordare sono invece le mirabili traduzioni di Sallustio operate dall’Alfieri.

L’interesse per la traduzione prosegue anche nell’Ottocento, secolo in cui il grande Leopardi si cimenta con la traduzione dell’Ars poetica di Orazio.

Dagli Anni Ottanta del Novecento proliferano di traduzioni scientifiche e di testi con traduzione a fronte, grazie allo sviluppo dell’editoria.

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Published in: on marzo 5, 2008 at 8:58 am  Lascia un commento  
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